Mass media, maltrattamento e cultura dell’infanzia

Mass media, maltrattamento e cultura dell’infanzia

Dispensa del Centro Studi Hansel e Gretel n° 5
a cura di Claudio Foti, Patrizia Oddenino

Ancora troppo spesso accade che, attraverso i mass media, il bambino venga oggettivizzato al fine di raggiungere un unico obiettivo: l’audience. “Tipico di un giornalismo”, come scrive Bruno Andolfatto nel presente dossier, “troppo proteso verso la notizia gridata, clamorosa” – capace appunto di trainare l’audience – “e poco attento a leggere dentro i fenomeni che descrive”.

I giornalisti che si trovano ad affrontare il maltrattamento, spesso nella loro imprudenza, non fanno altro che abusare nuovamente del minore, alla stessa stregua dell’abusante: strumentalizzano il bambino, pubblicando immagini e fotografie senza il cosiddetto “mascheramento” (cosa ancora più grave), operando infine una rimozione dei propri vissuti di fronte alla vittima. Negano il loro mondo interno. Non prendere contatto con la sofferenza e il dolore che una situazione di abuso inevitabilmente comporta non consente loro di empatizzare con i vissuti emotivi di quei bambini, riconoscendone i bisogni e le difficoltà.

Nell’intervento di Claudio Foti emerge chiaramente come la “soggettività del giornalista, il vissuto emotivo che inevitabilmente sperimenta nell’impatto con le manifestazioni più acute della sofferenza dei bambini, venga spesso rimosso, negato, mentre si pretende di parlare in nome dell’oggettività, in nome della Verità”.

Per contrapporsi a questa tendenza generale dei mass media, è indispensabile promuovere una cultura televisiva dell’infanzia, ovvero una “cultura dell’osservazione dell’altro, del minore in particolare, nei suoi tratti reali e non già ideali, nella sua irrepetibile individualità … Cultura della conoscenza e della comunicazione come processo e flusso informativo a più direzioni, ascolto di se stessi e dell’altro, percezione e interpretazione dei dati e dei messaggi, ricevuti dall’interno e dall’esterno”.

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